I trenta assassini

Il fantino del Palio è di quelle figure di avventuriero, di galeotto fondatore di città, di combattente del circo, di militare per conto terzi. Succedeva con quei condottieri di ventura, contadini vogliosi di promozione sociale o cadetti in vena di rivalsa, che il soldo della vittoria non gli bastasse più, e completassero l’opera delle armi impiegate a salvare la città volgendole dentro la città e facendosene signori. Nel petto del fantino oscuro, con una barba fosca mal curata, che la luce radente e criminale della fotografia fa sinistramente risaltare, batte un cuore da usurpatore. Hanno occhi che specchiano l’avversario –il fotografo, l’intervistatore, il resto del mondo- e dicono: “A noi due!” Dicono: “Ora farai i conti con me!” Gli occhi di Cianchino, del Pesse, di Spillo. Non so a chi lo dicano, al resto del mondo, penso, o al canape, o allo spettatore, o al fotografo, o a se stessi. Stringono gli occhi come chi prenda la mira. Loro sanno una cosa che noi non sappiamo.
Adriano Sofri

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