Ritratti romani

Stuoli innumerevoli di turisti percorrono gelide gallerie, senza uno sguardo per i marmi disposti ai lati, se non sono segnalati da un asterisco sulla guida: non si ha tempo per soffermarsi a guardare i volti di esseri umani che furono vivi in anni tanto lontani. Eppure, quei volti hanno tratti somatici somiglianti a quelli che si notavano ancora a Roma pochi anni fa.
Il ritratto romano è coerente al naturalismo ellenistico, si può far risalire alla tradizione etrusca o forse all’impietoso verismo delle maschere di cera che si ricavavano dal viso dei defunti, per conservarne i tratti nell’atrio della casa. Oggi la tecnica soccorre lo spirito. La macchina fotografica di Marco Delogu sembra dotata di intuito psicologico; ha osservato con pazienza esseri scomparsi da millenni, le loro lievi deformità, la malinconia, il sentimento della morte imminente; questi imaginary portraits sono tracciati con tecnica sorprendente, ma soprattutto con pietà umana.
Lidia Storoni Mazzolani

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